.::Il diario del Conte::.

Olivier Jules

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Il mio ginecologo
è nato il 17 marzo.

Da quindici a zero. Diario di bordo
nelle intemperie della fecondazione assistita

 


Un libro di Cristina Zuppa

Casa editrice Mammeonline

Foto di copertina:
Valentina Tirelli


€ 8 

  
 

 

 


*** * ***

 

 

 

L'Associazione Culturale
Il Gatto Grigio


in concomitanza con la presentazione
del libro di Ernesto Valerio


"Manifesta OFFicina
di INput"

 

presenta:

dal 28 marzo 2008

presso

M.R. LIBRO


via Garibaldi, 6
CASTIGLIONE
delle
STIVIERE
(MN)

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sabato, 28 gennaio 2006

Maja Homen


Ha 23 anni e proviene da Zagabria, anche se trascorre gran parte del suo tempo lavorando a Osijek.

Nella sua fotografia ciò che conta è impressionare la pellicola delle porzioni del Tempo, passeggiando per la città a ritagliare le immagini del suo mondo. O di tutto un altro mondo...

Le piacerebbe che la gente comprendesse l'intimo significato delle sue foto - dice - ma non tanto per concedere che le si osservi l'anima, quanto per invitare gli altri ad imparare ad osservare la loro.




Vivi della tua immaginazione.

Non della tua storia


Ispirata allo stile sperimentale di Emil Schildt, filtra i suoi scatti con eleganti tocchi di introspettiva sensualità, abbandonandosi sovente alla vibrante potenza degna della miglior scuola di James Nachtwey.





Anxanum, 20:13 | link | commenti (11)
a proposito di: recensioni, fotografia
venerdì, 27 gennaio 2006



The Marigold
(e la loro musica)

Anxanum, 01:34 | link | commenti (1)
a proposito di: musica, fotografia, ritratti, studio
mercoledì, 25 gennaio 2006

STORIA DELLA FOTOGRAFIA

La fotografia nasce dall'osservazione della luce e dallo sviluppo degli studi di Pitagora, Aristotele ed Euclide sull'ottica.
Ma è solo con lo studio della prospettiva che matematici ed architetti arriveranno a ideare e realizzare la camera oscura:


 

Il passo dall'osservazione reale a quella meccanica è così compiuto. Con una semplice scatola chiusa la luce entra attraverso un piccolo foro e proietta l'immagine di quanto c'è là di fuori su di una parente interna della camera.



1544. La camera oscura di Frisius

Se già sul finire del XV secolo Leonardo Da Vinci illustra il funzionamento dell'occhio umano servendosi dell'esempio proprio di una camera oscura, neppure 50 anni più tardi saranno Girolamo Giordano e Daniele Barbaro ad illustrare, rispettivamente le applicazioni di una lente e poi di un diaframma ad aumentare luminosità e nitidezza delle immagini riflesse da quel piccolo e rivoluzionario forellino.
All'inizio queste camere potevano essere anche di grosse dimensioni, visto che - non essendo ancora stata inventata la pellicola - l'unico modo per osservare l'immagine riflessa era quello di entrare fisicamente nella camera oscura e magari disegnarne i contorni dal vero su grandi fogli, come molti pittori del XVI secolo amavano fare.


ROBERT SMITH Cours complet d'optique -
Livella Telescopica: la camera oscura portatile


Nel 1685 il monaco tedesco Zahn realizza una camera oscura con specchio a 45° dietro la lente per rinviare l'immagine verso l'alto e migliorare il ricalco sul vetro smerigliato, che all'epoca andava molto di moda.

Ma il salto di qualità si ha nel 1725, quando Heinrich Schultze scopre che il nitrato d'argento annerisce con l'esposizione alla luce. Da quel momento, e per oltre un secolo, in molti tenteranno di fissare l'immagine su un qualsiasi tipo di supporto, come Thomas Wedgwood, che era alla ricerca di un metodo per "fotocopiare" ville e castelli sui piatti dei clienti della ditta artigiana del padre.

Dopo approfonditi studi ed infruttuosi tentativi, nel 1802 Wedgwood arriva a registrare i profili di alcuni oggetti  che appoggiava su pezzi di pelle bianca sensibilizzata esposta al sole. Le immagini, però, non erano permanenti e potevano essere osservate solo per alcuni minuti a lume di candela.

Anxanum, 22:41 | link | commenti (4)
a proposito di: storia della fotografia
lunedì, 23 gennaio 2006


.::Neve::.

Sarà stato un carnevale di 25-26 forse 27 anni fa. In mezzo mia zia, Maria, a sinistra "zia" Cinzia (fatico a chiamarla zia per via della giovane età) e a destra Tommy, mio fratello, vestito da zorro.
Scendeva la neve, soffice. Il fotografo, mio "zio" Franco, ha colto in quell'attimo la morbidezza della neve e 3 espressioni da ritratto incredibilmente intense e profonde.
Oggi è riapparsa la neve anche da noi.

Anxanum, 19:40 | link | commenti (2)
a proposito di: fotografia, ritratti
domenica, 22 gennaio 2006

Alejandra Kalnisky

con una premessa: tendo a non considerare mai di buon grado foto che abbiano bisogno di  segni alcuni, oltre quelli impressi dalla luce, per parlare di sè. Un'immagine è sempre capace di evocare molteplici chiavi di lettura, punti di vista così soggettivi da risultare spesso contraddittori, come nel perfetto relativismo intellettuale che tanto vorrebbero alienare dalla nostra cultura.
Ma, nelle foto di questa notevole ritrattista Argentina dalla dirompente anima fashion, è la parola l'unico elemento che manca. Così lei ce la mette, punteggiata a dovere, lasciando trasparire il suo gusto per il pop di David Lachapelle, l'introspezione intimistica per Jean Baptiste Mondino . Tra i suoi lavori è sorprendente apprezzare, gradevoli, anche le divertite citazioni illustrative di un Luis Royo o di un Mark Ryden.

Appena 30enne, ma con una già notevole carriera da professionista alle spalle, Alejandra ritrae i suoi soggetti sulle note dei Muse, Tori Amos e Guano Apes. Anche lei, in perfetto stile  Mark Romanek o Christopher Shy, nell'arte fotografica adora rincorrere le solite, banali e semplici cose, quelle stesse che tutti gli altri non vedono mai....


Anxanum, 09:15 | link | commenti
a proposito di: recensioni, fotografia
venerdì, 20 gennaio 2006

.::Agostine::.

Mi sono fatto pigliare e mo è ufficiale...la domenica si continua con il "Deviato della settimana", ma da martedì parte la nuova rubrica, sempre sul mio blog: "Il Deviato di tutti i tempi": la storia della fotografia da Aristotele a Samucciolo!!

Correlatrice: Samu


Anxanum, 21:01 | link | commenti
a proposito di: fotografia, samu, monumenti, lanciano
mercoledì, 18 gennaio 2006


.::I 33 passi::.

E' il famoso "corridoio" del ponte Diocleziano a Lanciano.
Leggenda vuole che al trentatreesimo passo, nel punto più alto, i disperati, gli afflitti, gli abbandonati e i dimenticati trovino la fine gettando le proprie membra in uno spaventoso salto nel vuoto. La triste sventura di molti concittadini,che da giovane presi la briga di conarrare con l'amico Paolo nell'omonimo racconto (poi premiato al Concorso Eraldo Miscia).


Nonostante i drammi umani, permane il fascino di quel monumentale viadotto in mattoni. Il ponte, in passato unico collegamento con la città nuova, era via di comunicazione vitale ma anche obiettivo "sensibile" al tempo delle impavide scorribande medievali: per questo i nostri antenati pensarono bene di adottare un espediente di immunità politico-militare dedicando il ponte alla Madonna e facendone luogo del suo culto.
Geniale.
Ma il problema che un culto al chiuso era meglio di un culto all'aperto cambiò per sempre le carte in tavola. Laddove prima sorgeva una piccola edicola con l'effige della Beata Vergine, si pensò di costruirvi una piccola cappella. Poi - sull'onda della moltitudine di grazie ricevute - si passò ad una cappella un po' più grande e poi più grande ancora; fino ad arrivare ad una piccola chiesa, una chiesa un po' più grossa, una grande chiesa ed finalmente una cattedrale!


Ponte Vecchio a Firenze, in confronto, ci faceva un baffo! Eh gà, perchè siccome a Lanciano non eravamo secondi a nessuno in costruzioni, ottenemmo un ponte dove era impossibile passare!! Avevamo costruito un ponte per edificarci una chiesa sopra!! Il pretesto della dedicazione alla Madonna divenne così motivo principale di quella struttura. E c'è assolutamente motivo per credere che la stessa chiesa divenisse, a funzioni concluse,  il "casello" obbligato per uomini, animali, carri, carretti che - con tanto di buoi - andavano a commerciare nella Piana delle Fiere.
La nostra coerenza era così granitica che quando sorse l'esigenza di "raddoppiare" la carreggiata - costruendo un altro ponte affiaco a quello oramai occupato dalla chiesa - i lancianesi non riuscirono affatto a smentirsi. Anzi: magnanimi e generosi com'erano, allargato il ponte si allargò pure la chiesa!!!
Per fortuna 3-400 anni fa a Lanciano non c'erano solo preti, monaci, decurioni e maniscalchi. Qualcuno ebbe l'idea di sopraelevare tutta la struttura e ricavare nei locali della vecchia chiesa un passaggio, coperto, per il transito e di ricostruire il luogo di culto, bello grande, sulla sua sommità.
Finalmente il ponte riuscì ad avere la sua indisturbata destinazione..a ponte, sebbene qualche tempo più tardi, riempiendo il fosso a meridione, si ricavò il nuovo e comodo Corso Trento e Trieste che mandò il viadotto definitivamente in pensione.


Il complesso del Diocleziano si lascia sfogliare come un libro. Nelle sue pagine è possibile leggere tutti gli avvicendamenti architettonici: dal primo ponte riedificato alla distruzione di quello romano, agli ampliamenti ed alle aggiunte dei secoli susseguenti.
Il corridoio che si vede nella foto resta così l'unico tratto realmente transitabile di questa singolare struttura, giacchè il passaggio coperto, nei sotterranei, è divenuto da mercato del pesce (sic!) a pregevole auditorium per concerti, mostre e spettacoli.

Ho sentito che a Lanciano presto costruiranno una piscina. Date le premesse di cui sopra come minimo ci si giocherà a tennis...


domenica, 15 gennaio 2006

E' l'occhio, e non la macchina, a fare la fotografia.
(E' la fede, e non i fatti, a fare un'esistenza)

Sembra quasi un dilettante, quando descrive il modo in cui, infagottando la propria Nikon D1, sia poi miseramente riuscito ad annacquare 5 mila dollari di attrezzatura nei suoi primi scatti subacquei.

Eppure, in una delle tante piscine di San Francisco, aspettando il calar del sole, Mark Mathews dà vita ad uno dei più bei set fotografici "underwater" mai realizzati.
Utilizzando grandangoli Nikon da 28 mm/f 1.8, stupisce l'osservatore con la sapiente gestione delle fioche luci di cui dispone. I suoi soggetti, le sue modelle, sembrano così raccogliere i loro colori per affrescarseli sui loro corpi come farebbero in un dipinto di Micheal Parkes. Ma l'ispirazione, che a me pare più esaltante, è quella evocativa delle opere di Maxfield Parrish

Tendendo i propri volti verso lo specchio distorto dalle mai indisciplinate onde della vasca, quei corpi, per riuscire a dare un senso alla propria realtà, sembrano costretti a carezzare un'incrollabile fede nell'esistenza di un mondo che, forse, neppure esiste.

Devono nutrire la necessaria e rilassata fiducia che oltre il pelo d'acqua, di là della piscina, dove ancora nessuno dei loro sensi può sindacare, continuino effettivamente a dispiegarsi il tempo e lo spazio; continui ad esistere quel mondo emerso, anche se loro, muti ciechi e sordi nei suoi confronti, non possano minimamente provarlo.

Tra le ombre che dominano, educate, la composizione delle immagini, sono i fatti a non contare più nulla, mentre la fede in ciò che non si può sensibilmente attestare pare essere quel tutto che riverbera le tensioni della materia verso la propria luce riflessa nel buio.


Anxanum, 16:44 | link | commenti
a proposito di: recensioni, fotografia
venerdì, 13 gennaio 2006



DELEUZE:
in coloro che credono nella una totale “fusione” tra due esseri che si amano c'è la necessità di non sentirsi soli...


mercoledì, 11 gennaio 2006


.::EHY, TU!::.


No, no...sì, sì. Proprio tu!
La vedi questa foto? l'ho scattata il 6 Aprile scorso con una scatoletta da 3 mega pixel con ansia da esposizione che oramai non compare più neanche sui cataloghi ufficiali della Nikon!!! erano le 12.24 e per farla diventare notturna ho dovuto passare un pomeriggio col naso appiccicato sul monitor a photoshoppare, photoshoppare e photoshoppare ancora...(a danno pure delle mie già poche uscite galanti)

Beh, ora è il momento di cambiare musica. Ed ho bisogno di te. Sì, hai capito bene:
PROPRIO DI TE, imprenditore plurimilionario che sei finito chissà come sulle pagine del mio pastrocchioso blog a 3 colonne che basta cambiare browser per avere il legittimo sospetto che non si veda più una ciorva;
PROPRIO TU, direttore della banca dove sai che ho un conto in rosso al 31-12-2005 di 14 euro e 52 (tra cui le spese per avermi comunicato con lettera di un avvenuto bonifico di 30 CENTESIMI!!);
PROPRIO TU, arcivescovo delle mie chiese che amo tanto fotografare nei comuni limitrofi; 
MA ANCHE TU, benefattore della domenica, che ti ritrovi al mercoledì con in tasca qualche spicciolo..


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"UN EURO PER L'ARTE"



lunedì, 09 gennaio 2006

Vorrei essere migliore come uomo e amico. 
(ma come nemico?)

Marianne Le Carrour ha una passione quasi irrequieta per i suoi cromatismi monotonali.

Francese di Bordeaux, vive il futuro di una ragazzina che da giovane ha avuto tra le mani una polaroid con le sue istantanee perfettamente quadrate. E' in grado di reinterpretare sè stessa costantemente, senza il timore di poter essere accostata a molti di quei fotografi che hanno smarrito da tempo tutti i loro colori.

Ispirata alle creazioni di Sarah Moon, Anton Corbijn, Michael KennaDavid LaChapelle, Marianne è la chiave del suo tutto: è alla continua ricerca del suo stile, si offre come modello di evoluzione perpetua; modello per sè stessa, modella per gli altri:

"j'essais de capturer artistiquement les instants éphémères qui m'entourent, instinctivement"

 

 

e anche lei usa Carlotta


Anxanum, 01:11 | link | commenti (2)
a proposito di: recensioni, fotografia